Un magico ritratto di Achille Funi

L’opera in esame, datata “1925”, può a buon titolo ritenersi un’estensione a tale data del Realismo Magico funiano, che tra il 1920 e il 1924-’25 coniuga il modello del ritratto rinascimentale con la ricerca della perfezione plastica. Una poetica tecnicamente raggiunta attraverso la tensione delle superfici stirate al limite della possibilità di estensione, in grado quindi di ottenere la levigatezza e la lucidità tipica delle lacche, accentuate da gamme chiaroscurali su fondali bruniti che al meglio valorizzano le doti plastiche.

L’opera ritrae il piccolo Roberto, figlio dello scultore Aurelio Bossi (Monticelli Pavese 1884 – Bergamo 1948), che all’epoca dell’esecuzione del ritratto aveva quattro anni, essendo nato il 23 aprile 1921 da Aurelio e da Eugenia Hazon. 

Achille Funi, nel corso degli anni Venti, saltuariamente praticava il ritratto infantile in alcuni saggi magistrali, come nel belliniano Ritratto di bambina 1920 (Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano), e ancora nel noto Ragazzo con mele (Il fanciullo con le mele), 1921 (VAF Stiftung-Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto), nonché nell’iperrealistico bimbo della iconica, neo-quattrocentesca Maternità, 1921 (collezione privata).

In queste opere, tanto quanto nel ritratto qui in esame, l’artista procedeva a quella operazione di pulizia delle forme, delle linee e del colore intesa ad eliminare l’interferenza dell’atmosfera, quindi dell’aria, al fine di evitare ogni possibile insidia alla perfezione della composizione e raggiungere la sua idealizzazione in uno stile quintessenziato.

La purezza compositiva e la tagliente nitidezza dei contorni, che imitano il rigore magnetico della ritrattistica del Bronzino, autore amato da Funi, intercettano anche sottili echi fiamminghi, captati attraverso il riferimento ai ritratti di un altro maestro rinascimentale, il veneziano Giovanni Bellini, anch’egli studiato dal Nostro insieme ad autori di eccellenza quali Foppa, Leonardo, Pollaiolo, Mantegna.

La formulazione della capigliatura a caschetto del piccolo Roberto, oltre ad indicizzare una moda al tempo molto in uso nelle acconciature infantili, rimanda ai coevi ritratti di bimbi realizzati da Cagnaccio di San Pietro (Desenzano del Garda 1897 – Venezia 1946), artista dalla impronta pittorica fortemente neo-oggettiva, vertiginosamente trasparente e vetrosa negli iperrealistici-irrealistici temi infantili affrontati in Bolla di sapone, 1927 (Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo, Palermo) e in Lilli con la bambola, 1928 (collezione privata).

Nel raffinato ritratto funiano, tanto quanto nei bimbi dipinti da Cagnaccio, la precisione fotografica della rappresentazione, condotta con stupefacente sapienza esecutiva, traspone la visione in una dimensione “altra” delle cose, dove la tensione alla perfezione trapassa nella illusorietà di stupore e magia.  

Nicoletta Colombo

Archivio Achille Funi, Milano