Nato a Bologna nel 1930, Gustavo Bonora è stato una fra le personalità più vivaci e poliedriche della Milano degli anni Settanta. Trasferitosi nella città già nel 1956 grazie ad una borsa di studio strinse profonde amicizie con artisti, intellettuali e musicisti fra i quali Attilio Forgioli, Gianfranco Pardi, Claudio Olivieri e Alik Cavaliere, lavorando intensamente alla costruzione della sua personalità d’artista. Una delle tematiche che influenzò il suo estro fu l’amore per la psicanalisi: tale sentimento nacque da una forte esigenza di approfondimento personale unita ad un’indole naturalmente riflessiva.

L’amore per l’arte e la psicologia si unirono in uno dei primi lavori che ebbe a Milano a partire dal 1956, ovvero quello di assistente scenografo al Teatro Piccolo di Milano: il palcoscenico infatti è da sempre un luogo fortemente legato alla psiche umana, basti pensare alla catarsi aristotelica indotta negli spettatori delle tragedie e a tutti i livelli di comunicazione diretta e indiretta che vengono messi a nudo nella recitazione. Bonora percepì subito la potenza di quel luogo, immortalandolo, a suo modo, nella tela presentata, datata 1958. Il riflesso del suo studio sulla psicanalisi lo si apprezza anche nella seconda opera presentata, coerentemente intitolata “Topica”: tale termine, infatti, negli studi sulla psiche, sta ad indicare la rappresentazione spaziale dell’apparato psichico, ovvero la possibilità di descrivere visivamente i vari sistemi mentali rendendoli raffigurabili (si faccia riferimento alla rappresentazione freudiana di Es, Io e Super – io e di inconscio, preconscio e coscienza).  

Tutti questi aspetti della sua ricerca trovarono un naturale sbocco verso l’arte informale che riuscì sapientemente a dosare in tutte le tele: Bonora sapeva calibrare con precisione ogni gesto pittorico senza sovraccaricare le tele di inutili orpelli o insignificanti decorazioni. La difficoltà risiedeva proprio qui: l’artista, per amore dell’arte e per quel senso di insoddisfazione che essa porta con sé, tende sempre a voler arricchire ogni composizione, rischiando così inevitabilmente di rovinarla. Ciò che è importante per Bonora invece è il sapersi fermare riflettendo profondamente sul senso di ogni pennellata: tale atteggiamento lo portò di conseguenza a distaccarsi dal mercato dell’arte e dalle gallerie offrendo, invece, nel suo studio, un vero e proprio luogo di scambio culturale per gli artisti.