Precedentemente attribuito a Jan Davidsz de Heem, il dipinto sembra essere riferibile, con maggior credibilità, alla produzione di Jan Pauwel Gillemans I, come suggerito dalla Dottoressa Raffaella Colace dopo il relativo esame dal vero. A ben vedere Gillemans I prese a modello le opere di de Heem, specializzandosi nella realizzazione di nature morte di formato contenuto sia del tipo vanitas che prokstillevens. La tela presentata è direttamente confrontabile con una Ghirlanda di frutta con bicchiere römer (Fig. 1; Ginevra, Galerie Moos), la cui immagine oggi è custodita presso la Fototeca Zeri (n. scheda 90341), per la medesima disposizione degli elementi compositivi e per la varietà di frutta e foglie in essa rappresentati, già riferita a Jan Pauwel Gillemans I.

Nella composizione è possibile individuare i tratti tipici della pittura di Gillemans e più in generale quelli della pittura olandese del Seicento, come la ghirlanda di fiori e frutta e l’elemento vitreo centrale. La realizzazione di oggetti in vetro all’interno delle composizioni, infatti, era molto comune nelle nature morte di questo periodo, poiché dava la possibilità al pittore di dimostrare la propria bravura nella realizzazione di trasparenze e riflessi e non da ultimo moltiplicava le possibilità evocative dell’immagine. A seconda, infatti, che il bicchiere fosse pieno o vuoto, in piedi o disteso su un lato, colmo di vino o di birra, esso aveva una valenza simbolica differente, che dialogava in maniera diretta con gli altri oggetti. Uno dei bicchieri più comuni era il cosiddetto “römer” visibile anche al centro della composizione presentata: esso era costituito da una coppa sferica montata su un largo stelo cavo decorato con bugne (applicate sia come motivo decorativo, sia per aumentarne la presa) a sua volta terminante in un alto piede svasato ornato da filamenti vitrei. Gli esemplari del XV secolo erano realizzati in Waldglas (letteralmente “vetro di foresta”) ovvero in un particolare vetro caratterizzato da una sfumatura verde realizzato soprattutto nelle regioni settentrionali dell’Europa, mentre nel XVII secolo, con la loro grande diffusione nei Paesi Bassi, si cominciarono a sperimentare nuovi colori e ornature, dilatando anche le dimensioni per arrivare a bicchieri addirittura alti circa 40 cm. Tale suppellettile era tipica delle grandi tavolate aristocratiche e con essa di solito si degustava il famoso vino del Reno, bevanda molto apprezzata dagli olandesi per la sua aromaticità e probabilmente progenitrice dell’odierno Riesling.

Pur rimanendo questo bicchiere uno dei tratti caratteristici delle nature morte fiamminghe, si possono incontrare nelle opere altre suppellettili, in particolare i vetri detti alla “façon de venise”: tra il XVI e il XVII numerosi maestri vetrai veneziani emigrarono in Olanda, Germania e Francia per cercare fortuna e cominciarono a produrre oggetti alla maniera “veneziana” ovvero caratterizzati da vetro trasparente o fumé con particolare interesse agli ornamenti in vetro sottile (emblematico è il calice con stelo ad ali riccamente ornato).