Elena Mezzadra (Pavia 1926 – Milano 2022)
Nata a Pavia nel 1926, iniziò la sua carriera come disegnatrice di mappe per il catasto e illustratrice dei primi libri di Walt Disney tradotti in Italia. Ben presto però sentì il richiamo verso l’astratto, soggetto principale dei suoi lavori. Negli anni Settanta realizzò numerose esposizioni presso la Galleria Delle Ore dove ben presto venne notata dai collezionisti più attenti dell’epoca: Antonio Boschi volle comprare sette opere che figurano ancora nella sua collezione, oggi confluita in parte nelle raccolte del Museo del ‘900 e in parte visibile presso la Casa Museo Boschi di Stefano.
Guardando nel complesso la produzione di Elena Mezzadra è facile riconoscere il continuo sforzo creativo teso all’incessante sperimentazione, dove ogni materiale ed ogni tecnica utilizzata si riassumono in risultati estremamente coerenti con la sua visione dell’arte. Entrando nel suo studio milanese si è costantemente richiamati dalle variegate opere che vi abitano: l’occhio salta tra tele di ogni misura, tra le sculture in terracotta di ogni forma e scivola sulle superfici bronzee, perdendosi infine nelle sconfinate campiture di colore delle opere più monumentali. La sensazione che l’ambiente restituisce è quello di trovarsi al cospetto di un’artista instancabile che ha dedicato tutte le energie della sua esistenza all’arte. Questa sensazione viene confermata dalla critica che negli anni ha riconosciuto la serietà del lavoro della Mezzadra: in un testo del 1996 Carlo Pirovano la descrisse così “schiva fino alla selvatichezza, determinata fino alla rigidezza per tempra cristallina”.
Come pagine del tempo che un vento leggero sfoglia ma non disperde, i dipinti di Elena Mezzadra ci parlano delle cose della vita, del loro scorrere sommesso e insensibile, delle barriere che si pongono a sbarrare il loro cammino, dei grovigli che si annodano e pian piano si sfanno. […] È una pittura che conosce momenti di felice abbandono lirico, ma anche momenti drammatici e tempestosi: vi sono quadri dove una guerra interna sembra fermare il lento avanzare del tempo, ombre nere si tendono ostili e minacciose, le forme si levano l’una contro l’altra, armate; ma sembra, anche in queste opere più cupe e dolore, si aprono spiragli di luce, varchi sempre aperti per lasciare entrare la speranza.
(testo tratto da: Marina De Stasio, Milano, Galleria delle Ore, 1986, in L. P. Nicoletti, a cura di, Elena Mezzadra, Dipinti e incisioni, catalogo della mostra, Milano 2014).