Giovanni Battista Langetti

Il dipinto, inedito, presenta caratteri formali e stilistici del tutto pertinenti al pittore genovese, veneziano d’adozione, Giovanni Battista Langetti, al quale va attribuito senza esitazione.

Le date di nascita e morte dell’artista sono state precisate su base documentaria nel 1990 da Marina Stefani Mantovanelli che ha potuto rettificare quanto tramandato dal primo biografo Carlo Giuseppe Ratti nelle sue Vite del 1769 (M. Stefani Mantovanelli, G.B. Langetti. Profilo dell’artista e catalogo ragionato delle sue opere, in “Arte Documento”, n. 17, 1990). Da allora la studiosa ha dato avvio alla ricognizione della sua opera, sfociata nella monografia del 2011 che costituisce il fondamentale catalogo ragionato di riferimento (M. Stefani Mantovanelli, Giovanni Battista Langetti. Il Principe dei Tenebrosi, Soncino 2011). Cresciuto a Genova nella parrocchia di Santa Sabina, Giovanni Battista è in contatto diretto con la famiglia di Giovanni Battista Carlone che gli fa probabilmente da maestro e dal quale indubbiamente apprende la verve di matrice rubensiana nell’uso abbondante e fiero del colore. Si reca molto giovane a Roma poco dopo il 1650, dove lavora con Pietro da Cortona nello stesso momento in cui, non a caso, vi è anche il Carlone. Poco più che ventenne, nella seconda metà degli anni Cinquanta risulta già a Venezia, dove intraprende la carriera di pittore, iniziando col genovese Giovanni Francesco Cassana, trasferitosi nel 1632 circa in laguna al seguito di Bernardo Strozzi, altro “maestro del colore”. Ben presto, già all’inizio degli anni Sessanta, il Langetti diviene un esponente di spicco della corrente dei “Tenebrosi”, alla quale afferiscono anche Johan Carl Loth, Pietro Negri, Antonio Zanchi e altri, che impostano il loro realismo su quello drammatico ed emotivo di Ribera e Luca Giordano. Lo stile del Langetti, sempre abbastanza costante nel corso di una carriera ricca di opere nel breve arco di un quarto di secolo, è caratterizzato da un’estrema velocità della pennellata, sempre corposa e da una tavolozza molto scura. Ha sempre particolare importanza in ogni sua composizione la centralità della figura in cui si mettono in rilievo le nudità, il forte impatto corporeo, nonché le intense espressioni dei visi e dei gesti. Sono assai frequenti nel ricco corpus pittorico del Langetti dipinti che ospitano una singola figura, colta a mezzo busto e solitamente volta di tre quarti o di scorcio, su uno sfondo scuro da cui emerge con evidenza grazie al chiarore delle carni, sulle quali il pittore indugia volentieri, marcando i muscoli, i nervi, le pieghe della pelle o le rughe sui volti. Dal punto di vista dello stile, come si evince anche da questo inedito, al riberismo egli assomma la lezione che da Rubens a Carlone colloca il Langetti sulla strada maestra del colore. Dove non tanto la scintillante tavolozza barocca, quanto piuttosto l’esuberanza di una pasta di colore piena e corposa crea spessori, effetti quasi tattili, seducenti modulazioni. A tutto ciò si somma la concezione della luce dei “Tenebrosi”, così chiamati proprio per la loro predilezione per composizioni cupe e ombrose. Qui, la figura esce dalla penombra con efficaci colpi di luce che non possono fare a meno neppure delle ricerche di ambito caravaggesco del primo Seicento, riprese da molti artisti anche di un paio di generazioni successive, come in questo caso. La scelta frequente di Langetti di disporre il busto lungo un’ideale linea diagonale, accentua la propensione della figura verso il riguardante, verso il fronte e l’esterno della tela, conferendo all’immagine vitalità e dinamismo. Le figure a mezzo busto sono ritratte in un contesto indefinito dove il buio del fondo lascia che emergano verso il riguardante con tutta la forza emotiva della loro semi-nudità; un modulo fortunato ed efficace che il pittore “tenebroso” declina in un teatro di personaggi diversi, dai filosofi antichi ai santi, ai protagonisti del mito. Il suo catalogo è per lo più popolato da figure maschili – Giobbe, Catone, Archimede, vari filosofi – e sono assai più rare le donne. Quando esse sono scelte quali protagoniste delle tele intensamente, quasi esasperatamente veriste del Langetti, sono vecchie e hanno il volto segnato dal tempo. Non vi è infatti alcun compiacimento barocco nell’artista “tenebroso”, come per i suoi colleghi della ricordata cerchia veneziana. Troviamo dunque per lo più anziane indovine accanto alla sfera armillare, in varie versioni, come quella già in collezione di Eduard A. Safarik e poi di Luigi Koelliker (fig. 1; cfr. A. Orlando in Collezione Koelliker. Dipinti genovesi dal Cinquecento al Settecento, a cura di A. Orlando, Torino 2006, p. 186), oppure vecchie di cui è difficile chiarire l’identità, dovendo escludere, per Langetti che era fortemente contaminato dal sapere filosofico, che si tratti di meri esercizi “di genere”. Più rare sono le giovani. Va quindi significativamente ricordata la tela segnalata da chi scrive a Marina Stefani Mantovanelli per l’uscita della sua monografia del 2011 (cit., pp. 195-197, cat. 92, tav. XXXVII; qui fig. 2). Si tratta di una ragazza di cui si scorge la treccia appoggiata su una spalla, dal volto mascolino e triste. Abbraccia un grande vaso ed è stata pertanto interpretata come Pandora. Le misure di quella tela (cm 110 x 93,5) sono molto simili a quelle dell’opera qui esaminata ed è possibile che siano state concepite en pendant, magari come sovrapporta destro e sinistro, visto la disposizione speculare delle due figure nello spazio scenico. Tuttavia, le ambiguità iconografiche che impediscono una precisa identificazione delle due protagoniste, essendo proposta solo dubitativamente quella della giovane come Pandora, non consentono di essere certi di questa ipotesi. Essendo ben nota la matrice filosofica che sottende tutta l’opera di Langetti, in particolare lo stoicismo, è possibile che anche queste figure, nonché il loro possibile accostamento, facciano riferimento a un pensiero e a un concetto che, in mancanza di dati circa il contesto originario di provenienza dei due dipinti, oggi ci sfugge.

Anna Orlando