Mario Sironi raccontato da Andrea Sironi-Strausswald:

Gli anni Quaranta sono per Sironi frenetici e convulsi: la nuova inclinazione verso l’arte murale e il quasi completo abbandono di quella da cavalletto lo portarono ad affrontare lavori di dimensioni sempre maggiori, inseguendo a fatica le pressanti scadenze di consegna. Per quanto faticosi sia a livello mentale che fisico (per le ore passate a dipingere in piedi) questi anni sono estremamente ricchi di opere straordinarie e rappresentano per Sironi uno dei momenti più alti della sua carriera artistica. Il disegno presentato venne realizzato proprio in questo periodo: accanto al Sironi monumentale, infatti, va ricordato il furioso disegnatore che, benché rifugga l’opera da cavalletto, non può fare a meno di fissare su carta gli embrioni di tutto ciò che verrà poi dilatato su muri e facciate. 

Per Sironi il disegno è una finestra aperta sul suo mondo interiore attraverso la quale capta e filtra le immagini della vita quotidiana con i suoi umori, le sue passioni, i suoi travagli, le sue aspirazioni. Autonomo, ma complementare a quello della pittura, l’operare grafico è stato per Sironi il momento primario della sua ricerca. Il primo modo per visualizzare fissare un’impressione, un’idea, un’ispirazione di un primo nucleo immaginativo di un dipinto, di una composizione murale, di una scultura, di un progetto architettonico, analizzandola ed interpretandola fin dal primo momento nella sua struttura e nella densità dei volumi e dei chiaroscuri. E filtrando attraverso la capacità di modulazione del segno le componenti più espressive e più emotive della forma di una visione sintetica, in “una scarna visione del mondo” come la definiva Bontempelli. La perizia tecnica e l’estrosa e brillante fantasia lo portavano spesso ad inventare e a sfruttare tecniche e procedimenti nuovi ed originali: dall’uso contemporaneo dell’inchiostro con la grafite e la tempera, alla superficie grattata con la lametta e al collage, che amalgamava e piegava in funzione delle sue esigenze creative. I suoi appunti di idee di immagini, i suoi schizzi dai segni scarni, i suoi studi preparatori per le opere murali, anche i suoi disegni fini a se stessi sono testimonianze non solo delle sue eccezionali abilità di disegnatore, ma anche della sua inesauribile carica inventiva, continuamente collegata a quella stessa concezione figurale spaziale che caratterizza ed anima la sua pittura, nascente da interni sconvolgimenti, appena mascherati da una fredda e fisica apparenza.

(cfr. M. Penelope, op. cit., pp. 14-15)