Alcuni video di Hans Hartung mentre dipinge:

Hans Hartung, esponente di spicco dell’arte astratta, nacque in Germania nel 1904 dove vi rimase fino al 1935, costretto a fuggire dalle persecuzioni naziste verso un tipo di arte che veniva considerata “degenerata”. Trovato rifugio a Parigi, nel 1939 venne sorpreso dalla guerra e si arruolò nella Legione Straniera, anche per fugare i dubbi che nascevano spontanei per la sua origine tedesca. Dopo essere stato trasferito in Algeria, in Spagna e in Tunisia, uscì dalla guerra in modo tragico venendo ferito ad una gamba che gli verrà in seguito amputata. Ciò che per molti poteva rappresentare un ostacolo invalicabile si rivelò per Hartung uno stimolo per pensare ad un modo diverso di fare arte: la sua invalidità, infatti, lo pose davanti al problema di stendere il colore in modo nuovo, avvalendosi di strumenti ingegnosi di cui era molto geloso. Se prima era la mano a stendere il colore sulla tela, ora erano attrezzi del tutto inusuali come scope, canne di bambù, rastrelli, pistole ad aria fino ad arrivare alla zip – line utilizzata in edilizia per stendere l’intonaco. Ecco che le composizioni si affollavano di segni pittorici originalissimi che però non erano mai casuali: dietro tutta questa libertà espressiva, infatti, c’è una solida padronanza dei mezzi e una minuziosa misura del gesto.

A mio parere la pittura astratta non è uno degli “ismi” così frequenti negli ultimi tempi; non è uno stile e neppure un’epoca, ma un mezzo di espressione completamente nuovo, una forma di espressione umana più diretta della pittura che l’ha preceduta. I nostri contemporanei, le nuove generazioni impareranno a leggerla e un giorno questa scrittura diretta sarà trovata più normale della pittura figurativa. Così come noi consideriamo il nostro alfabeto – che è astratto illimitato, nella sua possibilità – più razionale della scrittura figurativa cinese…

Fin dalla prima giovinezza, quando disegnavo non mi sentivo a mio agio con il “soggetto”; di questo ritenni solo ciò che potrei definire la sua espressività grafica (e plastica) e non la sua espressività aneddotica. Il soggetto mi ha offerto l’occasione per eseguire solo quei traits e quelle taches che mi interessavano. Così, dall’Espressionismo sono passato, senza soluzione di continuità, ad un espressionismo della linea, della plastica.

(Hans Hartung, in Jurgen Claus, Teorie della pittura contemporanea, Il Saggiatore, Milano 1967).

La Fondazione Hartung – Bergman: