“I piccoli bronzetti sono le opere meno viziate da vincoli di committenza, sono i momenti in cui Vedani è stato più libero di esprimere se stesso, divertendosi nel lavorare con rapidità e sicurezza. Proprio per il fatto che non hanno avuto una pubblica collocazione sono oggi perlopiù inediti. Possono essere considerati un’autobiografia per immagini; presentano l’immagine riflessa dei luoghi frequentati, delle persone incontrate, e del pensiero dell’autore. Sono, nel loro insieme, la dimostrazione tangibile del successo di cui Vedani deve aver goduto in vita e che qui si ricerca di portare la luce”.

(cfr. Matteo Crespi in T. Rota, Michele Vedani scultore, testimone di un’epoca, ed. Amici dei Musei del territorio lucchese, Lecco 2013, p. 106).

Sul finire dell’Ottocento esotismo e mondo animale furono un tema molto prolifico per gli artisti che seguivano la moda e i gusti del nuovo pubblico: grande successo ebbe l’Esposizione Egiziana tenutasi al Castello Sforzesco di Milano nel 1891 dove gli artisti accorsero numerosi per trovare nuovi soggetti tra beduini e cammelli; negli stessi anni pare addirittura che un altro scultore lombardo, Giuseppe Grandi, avesse  tenuto un leone vero nel suo studio. Vedani in quegli anni era un giovane studente dell’Accademia e di certo non era estraneo a tutti questi stimoli; alla Biennale del 1906, infatti, espose due sculture: una di un leone e l’altra di una leonessa. Mentre l’esemplare maschio venne raffigurato in una posa quasi annoiata, la leonessa invece suggeriva tutta la tensione muscolare che precede il momento della cattura della preda. La “lotta fra le capre” invece, collocabile sempre tra le opere giovanili per la resa della patina verdastra, dà ampia dimostrazione delle abilità dell’artista nel gestire il modellato, qui arruffato secondo l’estro scapigliato.

Il tema della maternità è un soggetto ampiamente indagato dall’artista in tutto l’arco della sua produzione dando così prova della varietà della sua ricerca artistica: la scultura presentata, anch’essa probabilmente ascrivibile al primo periodo del maestro, è nota dagli esemplari in bronzo di cui la nostra rappresenta un’interessante variante. La figura femminile è seduta, sorridente, nell’atto di rivolgere lo sguardo verso il suo bambino, dolcemente appoggiato sulle sue gambe ricoperte da un’arruffata veste resa con tocchi veloci e liberi mentre la nitidezza dell’espressione della madre non fa che trasmettere la tenerezza di un momento di pura poesia.