Roberto Marcello Baldessari, Simultaneità di forze dinamiche, 1915 circa.

 

Nato ad Innsbruck nel 1894, perfezionò i suoi studi all’Accademia d’Arte di Venezia, dove si trasferì nel 1908. L’ambiente artistico della città in quel momento era ricco di spirito di contestazione, sentimento molto seducente per un giovane alla ricerca del proprio linguaggio: da un lato vi era uno stile pittorico più tradizionale, rappresentato da uno dei suoi insegnanti dell’Accademia, Guglielmo Ciardi, dall’altro vi erano i giovani sperimentatori di Ca’ Pesaro, in aperto contrasto con l’arte rappresentata dalla Biennale di Venezia. 

A questi vivaci moti di pensiero se ne aggiunse un altro, poco dopo: l’8 luglio nel 1910 migliaia di fogli vennero lanciati dalla Torre dell’Orologio in piazza San Marco; su di essi vi era stampato il proclama “Contro Venezia Passatista”. I futuristi quindi si erano fatti strada nella città e sicuramente Baldessari, allora sedicenne, era rimasto colpito dalle loro originali incursioni e dalla forza con cui proclamavano le proprie idee. Gli anni che seguirono furono intensi come non mai per il Movimento Futurista: durante il preludio alla guerra, l’arte aveva assunto un vero e proprio carattere sociale e politico, entrando anche all’interno di questioni dove difficilmente prima si era spinta, come la campagna “interventista” a favore dell’ingresso in guerra dell’Italia e della liberazione di Trento e Trieste.

Il clima convulso e lo spettro degli eventi bellici imminenti portarono Baldessari nel 1915 a ricongiungersi con la propria famiglia a Firenze: lì da subito si legò alla causa del “Futurismo fiorentino” che aveva a modello la ricerca di Boccioni in contrapposizione con quella dell’ambiente romano, rappresentato da Balla e Depero. 

I suoi lavori di questo periodo cercavano però di operare una sorta di sintesi tra le due indagini: da quella di Boccioni si traeva lo stile e la tavolozza cromatica, da quella di Depero e Balla invece la tendenza all’astrazione. Baldessari continuò a sperimentare tali modi espressivi fino a circa il 1916: suo nemico infatti era il mercato, non ancora pronto ad accogliere opere di tale innovazione, essendo ancora molto legato al figurativo. L’opera presentata, intitolata “Simultaneità di forze dinamiche”, è dunque pienamente rappresentativa di questa sua fase, detta dell’ “astrazione futurista”, ed è realizzata con una sua tipica tecnica, il pastello, utilizzato quasi in un’accezione post divisionista.