
La nostra nuova sede:
via Crivelli 15/1
Ci troviamo nella parte sud-est della città di Milano, in uno dei quartieri residenziali più interessanti dal punto di vista architettonico chiamato “Quadronno”. L’origine di tale nome è controversa: vi sono ipotesi che possa derivare dalla storpiatura della locuzione “calle tre mororum” ovvero “campo dei tre gelsi”, mentre si ritrova un riferimento abbastanza preciso all’antico villaggio di Cadono in un volume dell’Archivio Storico Lombardo (del 1920) che riporta una fonte risalente a prima dell’anno mille, che lo colloca all’epoca fuori dalle mura della città.
Facendo un salto temporale verso tempi a noi più vicini, l’odierno interesse architettonico della zona è da attribuire alla ricostruzione avvenuta tra gli anni Cinquanta e Settanta, che ha visto qui la realizzazione di numerosi edifici ad uso residenziale di grande pregio: vi sono, infatti, due civici adiacenti che, oggi come allora, catturano lo sguardo, ovvero Via Crivelli 15/1 (indirizzo della nostra nuova sede) e via Quadronno 24. Questa particolare zona era denominata “ex Marchiondi”, dal nome di un istituto dedicato all’educazione dei ragazzi problematici (allievo fu anche il pittore Giovanni Segantini) che in seguito ai pesanti bombardamenti della II Guerra Mondiale fu spostato in zona Baggio: come si evince da due articoli pubblicati sulla rivista “Domus” nel 1960 e nel 1963, l’area era stata ripensata dagli architetti Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti (cfr. Fig. 1); essa prevedeva un’ampia area verde per il gioco del bambini, con dislivelli di terreno, una vasca al centro e due nuove case, le cui facciate erano rivolte verso il parco. Citando l’articolo del 1963 si può apprezzare il chiaro intento che guidò l’estetica del progetto: “di estremo interesse, il principio della «continuità dei prospetti» caratterizza questa architettura, le cui pareti, tutte di identica trama, si svolgono, secondo la mossa e libera planimetria dell’edificio, con continue variazioni di profilo: l’edificio prende aspetti continuamente diversi nonostante l’unità della trama. Con il sorgere dell’edificio attiguo, che proseguirà e riprenderà il gioco delle parti e il movimento planimetrico del primo, si avrà l’esempio di una architettura svolta su una strada intera”. Quando fu scritto questo articolo è probabile che fosse in costruzione solo uno dei due edifici citati, ovvero quello che oggi è visibile in via Quadronno 24.
È tra il 1963 e il 1970 che avviene un piccolo giallo: l’edificio che oggi è uno dei più rappresentativi della collaborazione tra Mangiarotti e Morassutti fu terminato, mentre per il secondo edificio (che oggi è composto anche da un terzo elemento) e per la zona verde non venne seguito lo stesso progetto, che vedeva proprio nella continuità fra le varie strutture la sua forza. È chiaro quindi che nella progettazione del condominio di Via Crivelli 15/1 deve essere entrato in gioco un terzo architetto che ad oggi non è stato individuato con assoluta certezza.
L’edificio di Mangiarotti e Morassutti fu da subito riconosciuto come uno degli edifici progettualmente più innovativi dell’architettura italiana del secondo dopoguerra ed ancora oggi le sue soluzioni sono di un’estrema modernità: per quanto sia stato studiato questo primo edificio, per il secondo invece si aprono molti interrogativi, continuamente ravvivati da chi passa per quelle vie e rimane colpito dalla bellezza delle facciate. Crivelli 15/1, infatti, è lontano dalla pulizia e dal rigore di Quadronno 24 ma mantiene un suo fascino, che lo accosta all’attualissimo “Bosco Verticale” di Porta Garibaldi: le forme sinuose delle terrazze, cariche di piante, ricordano quasi dei terrazzamenti che si espandono dall’antistante parco, così come l’entrata sembra la sua prosecuzione vegetale, grazie ad un meraviglioso mosaico floreale che si sviluppa dalla strada verso l’interno della portineria. Sembra proprio che l’edificio sia un’emanazione del giardino e questo, oltre che nelle forme, si riflette anche nei materiali e nei colori che appaiono terrosi, caldi e naturali.
Gli anni del dopoguerra nella città di Milano furono caratterizzati da una generazione di architetti che operarono con estrema bravura nella ricostruzione post-bellica della città: il rinnovamento architettonico, guidato sia da una certa libertà espressiva, sia da un’attenta analisi degli esempi internazionali, fu portato avanti da un gran numero di personalità di cui oggi non sempre si ha la giusta memoria e da altrettanti che invece fecero la storia come BBPR, Figini e Pollini, Gardella, Caccia Dominioni e gli stessi Mangiarotti e Morassutti. Se d’ora in poi in queste righe ci volessimo addentrare nel campo delle ipotesi potremmo analizzare un insieme di dettagli da confrontare con altri edifici di sicura attribuzione per divertirci a “riconoscere una mano”. Partendo dal rivestimento, possiamo notare che esso è composto da klinker marrone, un laterizio molto in voga in quel periodo, caratterizzato da una superficie quasi vetrificata: quello su cui dobbiamo invece porre attenzione non è tanto il suo utilizzo, quanto su come viene impiegato nella parte laterale della costruzione. Lì dove spariscono le terrazze troviamo infatti un decoro creato proprio con la sottrazione di alcune mattonelle di klinker, quasi a voler creare un effetto “a ricamo”.
Girando per le strade di Milano questa medesima soluzione si può trovare in almeno altri due edifici, in primis nel complesso di via Tiziano 9 – 11 e poi nel palazzo di via Massena 18, entrambi dell’architetto Caccia Dominioni. Il motivo è lo stesso (le quattro mattonelle sfalsate) così come anche la posizione, ovvero nelle parti laterali (cfr. Figg. 2, 3). Nella Fig. 2 troviamo un ulteriore elemento di similitudine con lo stile dell’illustre architetto, ovvero il vano dell’ascensore di servizio. In un articolo della rivista “Domus” del 1963 (n. 403), relativo ad un altro suo edificio costruito in piazza Carbonari, ci si accorge di come la resa di tale elemento sia vicina a quella in esame: “un’altra soluzione sua tipica è quella dell’ascensore di servizio, che corre in una fessura verticale a filo della facciata; il movimento della cabina è visibile dall’esterno: il profilo sagomato della fessura è un «divertimento»” (s.n.p.).
Un altro dettaglio interessante di Crivelli 15/1 è costituito dalle balaustre tondeggianti delle terrazze con le fioriere “a vassoio” poste nella “pancia” delle medesime: se volessimo perseverare nell’idea di Caccia Dominioni, una soluzione sovrapponibile potremmo trovarla in uno dei balconi lato strada di via Nievo 10, civico costruito tra il 1964 e il 1965 (cfr. Figg. 4, 5).
E’ doveroso sottolineare, tuttavia, che non abbiamo trovato riferimenti documentali che possano in qualche modo avvalorare tale ipotesi; l’idea complessiva dell’edificio, inoltre, dominata da linee sinuose e tondeggianti, sembra essere lontana dal rigore geometrico di altri suoi lavori.
Un dettaglio, tuttavia, emerge con maggiore chiarezza, ovvero la presenza, nelle parti comuni di Crivelli 15/1, di alcune opere dell’artista di origine napoletana Sinisca (Mario Siniscalco): di sua mano troviamo un grande dipinto murale, alcune sculture e i porta-lampada da parete. La presenza delle opere di questo artista sin dalla nascita del palazzo è confermata dal fatto che in alcune mostre degli anni Settanta, fra le sue varie collaborazioni, figura anche quella con l’impresa “Domus Immobiliare” di Milano, società realizzatrice dell’edificio in esame. Sinisca venne molto apprezzato da un architetto in particolare, ovvero Paolo Portoghesi, che curò l’introduzione ad alcune sue mostre e lo coinvolse in alcuni suoi progetti, come nella Chiesa della Sacra Famiglia di Salerno del 1969. Lo stile di Portoghesi è sicuramente più sinuoso e molte delle sue opere presentano facciate curvilinee ma anche in questo caso si tratta di mere ipotesi, non avendo trovato riscontri documentali certi.
Una ulteriore suggestione è che questo immobile sia stato progettato a più mani, oppure che possa essere stato modificato in corso d’opera: tra le pratiche urbanistiche relative al civico in esame, infatti, è presente una licenza edilizia del 1967, che ha per oggetto delle “modifiche planivolumetriche, interne e di facciata” a variante della probabile licenza di costruzione dell’edificio, del 1965.
Come per l’attribuzione di un quadro, non bastano però degli indizi, pertanto non avendo trovato per ora dei riscontri certi ci ripromettiamo di andare avanti con le ricerche e ricostruire la storia di quella che è diventata oggi la nostra nuova casa. Vi aspettiamo in via Crivelli 15/1 per scoprire insieme a voi la storia di questo meraviglioso palazzo e delle opere che vi custodiremo all’interno.

Fig. 1 – plastico della nuova sistemazione dell’area ex-Marchiondi; arch. Mangiarotti, in “Domus”, n. 398 gen. 1963

Fig. 2 – klinker e vano ascensore di servizio via Crivelli 15/1

Fig. 3 – klinker del complesso di via Tiziano 9 -11

Fig. 4 – dettaglio balcone via Ippolito Nievo 10

Fig. 5 – dettaglio balconi via Crivelli 15/1