La Cucina Futurista

Lo sapevate che esiste un “Manuale di cucina Futurista”? Il manifesto venne scritto da Filippo Tommaso Marinetti e sottoscritto da Fillia nel 1931: lo scritto si proponeva di promuovere un nuovo tipo di alimentazione che fortificasse l’uomo soverchiando uno dei fondamenti della cucina italiana, la pastasciutta.

 Questo aveva infatti un’intera sezione “Contro la pastasciutta” considerata un’assurda religione gastronomica italiana che fiaccava gli animi e rendeva meno produttivi. Quali erano dunque i dogmi che secondo i futuristi dovevano essere seguiti per presentare un pranzo perfetto?

  1. Un’armonia originale della tavola (cristalleria vasellame addobbo) coi sapori e colori delle vivande;
  2. L’originalità assoluta delle vivande;
  3. L’abolizione della forchetta e del coltello per i complessi plastici che possono dare un piacere tattile prelabiale;
  4. L’uso dell’arte dei profumi per favorire la degustazione. Ogni vivanda deve essere preceduta da un profumo che verrà cancellato dalla tavola mediante ventilatori;
  5. L’uso della musica limitato negli intervalli tra vivanda e vivanda perché non distragga la sensibilità della lingua e del palato e serva ad annientare il sapore goduto ristabilendo una verginità degustativa;
  6. L’abolizione dell’eloquenza e della politica a tavola;
  7. L’uso dosato della poesia e della musica come ingredienti improvvisi per accendere con la loro intensità sensuale i sapori di una data vivanda;
  8. La presentazione rapida tra vivanda e vivanda, sotto le nari e gli occhi dei convitati, di alcune vivande che essi mangeranno e di altre che essi non mangeranno, per favorire la curiosità, la sorpresa e la fantasia;
  9. La creazione dei bocconi simultanei e cangianti che contengano dieci, venti sapori da gustare in pochi attimi. Questi bocconi avranno nella cucina futurista la funzione analogica immensificante che le immagini hanno nella letteratura. Un dato boccone potrà riassumere una intera zona di vita, lo svolgersi di una passione amorosa o un intero viaggio nell’Estremo Oriente;
  10. Una dotazione di strumenti scientifici in cucina: ozonizzatori che diano il profumo dell’ozono a liquidi e a vivande, lampade per emissione di raggi ultravioletti (poiché molte sostanze alimentari irradiate con raggi ultravioletti acquistano proprietà attive, diventano più assimilabili, impediscono il rachitismo nei bimbi, ecc.) elettrolizzatori per scomporre succhi estratti ecc. in modo da ottenere da un prodotto noto un nuovo prodotto con nuove proprietà, mulini colloidali per rendere possibile la polverizzazione di farine, frutta secca, droghe ecc.; apparecchi di distillazione a pressione ordinaria e nel vuoto, autoclavi centrifughe, dializzatori. L’uso di questi apparecchi dovrà essere scientifico, evitando p.es. l’errore di far cuocere le vivande in pentole a pressione di vapore, il che provoca la distruzione di sostanze attive (vitamine, ecc.) a causa delle alte temperature. Gli indicatori chimici renderanno conto dell’acidità e della basicità degli intingoli e serviranno a correggere eventuali errori: manca di sale, troppo aceto, troppo pepe, troppo dolce.

Queste regole lette oggi forse ci sembrano meno assurde di quanto non lo potessero sembrare all’epoca: alcuni punti come la creazione di bocconi che racchiudono molteplici gusti e l’utilizzo di strumenti innovativi per la cottura non ricordano in qualche modo la cucina contemporanea in particolare quella molecolare?