
Thomas Fearnley (1802-1842), Turner varnishing, 1837.
Perché l’inaugurazione di una mostra viene detta anche “vernissage”?
Parole chiave: vernissage, varnish day, Man Ray
Tra le luci soffuse delle serate di inaugurazione è facile assegnare a ciascun avventore un ruolo che egli interpreterà, inconsapevolmente, alla perfezione: c’è il curioso che di solito è sempre in coppia (per commentare meglio!), c’è il professionista dello scrocco che compare ad ogni inaugurazione senza essere invitato e soprattutto di cui nessuno conosce il nome, c’è la signora detta “miss cocktail” che di solito tutti conoscono perché onnipresente ad ogni evento in città, c’è il collezionista schivo che si aggira sperando che nessuno gli rivolga la parola, c’è la vedova di qualche grande collezionista, ormai centenaria, che compra e vende un po’ per noia e un po’ per sentirsi viva. Sono tutti lì tra le sale afose della mostra che fanno danzare i loro calici di champagne a ritmo di una bossa nova di sottofondo.
La serata di inaugurazione di una mostra prende comunemente il nome di vernissage. Da dove deriva questa parola?
La traduzione letterale della parola è “verniciatura” e sta ad indicare la pittura trasparente che veniva stesa sui dipinti come ultimo passaggio ai fini di proteggerne la superficie. In origine, infatti, gli artisti invitavano amici e parenti ad assistere alla stesura di questa vernice così da celebrare ufficialmente il completamento del lavoro. Pare che il pittore William Turner utilizzasse il “varnishing day” per apportare gli ultimi ritocchi alle opere tanto che alcuni studiosi definiscono la sua pittura come una “performance art”: i quadri erano già appesi alle pareti e lui, in piedi su sgabelli, data la sua bassa statura, si prodigava nell’aggiungere dettagli. Questo spettacolo doveva essere considerato stravagante tanto che altri pittori fecero degli schizzi che lo rappresentavano, concentrato a dipingere mentre la gente si affollava alle sue spalle.
Oggi con il termine vernissage si indica generalmente l’inaugurazione di una mostra dove troviamo ancora parzialmente il carattere di esclusività, essendo organizzata per lo più su invito.
Per avere un assaggio di quanto potessero essere importanti le inaugurazioni e gli eventi mondani durante il novecento (soprattutto in città come Parigi e New York) è interessante leggere la autobiografia di Man Ray intitolata “Autoritratto”: l’artista compone una serie di scritti che danno una lucida descrizione delle dinamiche del mondo dell’arte di quell’epoca tra colleghi illustri e facoltosi committenti.
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