Vetro primavera
vetro pulegoso
Tecniche e rarità nel vetro di Murano da collezione: quando la chimica (e un pizzico di fortuna) crea capolavori
Parole chiave: vetro di Murano, vetro primavera, vetro pulegoso
Le tecniche utilizzate per la creazione del vetro di Murano sono tantissime e basano le loro fondamenta nella chimica delle ricette con cui è composta la materia vetrosa. Capita a volte di fare errori ma cosa succede se invece di scartare gli esemplari “difettosi” si lavora per trasformarli in capolavori unici?
Da un focolare improvvisato alla nascita del vetro
Secondo quanto narra Plinio nella sua operaNaturalis Historia, qualche secolo prima della nascita di Cristo il vetrofu casualmente scopertoda un gruppo di mercanti fenici che, giunti sulle rive sabbiose del fiume sirianoNahr – Halu, accesero un focolare improvvisato con alcuni pani di natron (soda naturale) che insieme alla sabbia, fondendo,diedero origine al vetro.
Una questione di chimica: la stanza dei veleni
Ancora oggi la miscela vetrificabile che compone il vetro è formata da unvetrificante, ovvero la sabbia per il 60/65%, da unfondente, ovvero la soda, per il 20/25%, e da unostabilizzante, ovvero il calcare, per il 10/15%. La “ricetta” poi è arricchita con altre sostanze come gliaffinanti(che migliorano l’omogeneità del vetro), gli opacizzanti (per eliminare la trasparenza), i coloranti (di solito ossidi metallici) e ilvitreum. Quest’ultimo èl’insieme degli scarti di lavorazioneformata da frammenti di vetro pronto da rifondere. Queste materie prime vengono solitamente conservate in una“stanza dei veleni”dove vi sono sistemi di aspirazione delle polveri tossiche e dove vengono preparate le varie miscele secondo le differenti ricette.
Il vetro “primavera”: un errore che produsse un capolavoro
Il vetro “primavera” contraddistingue una serie limitatissima di pezzi realizzati all’inizio degli anni Trenta dallaVetreria Artistica Barovier & C: la miscela venne realizzata in modo casuale e pertanto i maestri non furono più in grado di replicarla. La collezione venne presentata allaXVII Biennale di Venezia(1930) e allaIV Triennale di Monzaed è caratterizzata da un vetro lattiginoso con una ragnatela di filamenti bianchi ed applicazioni di vetro nero o blu a contrasto. Il pezzo più famoso, ovvero il piccione, illustrato in numerose pubblicazioni, attirò l’attenzione di numerosi raffinati collezionisti: chi ebbe la meglio fu lacontessa Volpi di Misuratache acquisto l’opera durante la Biennale.
Un difetto che diventa prezioso: le bolle del vetro pulegoso
Trovare una densa presenta di bolle all’interno della materia vitrea può costituire un difetto di realizzazione quando si vuole ottenere un vetro perfettamente omogeneo, ma se si favorisce questa caratteristica portandola all’estremo si otterrà un capolavoro,ovvero il vetro pulegoso.
Per vetro “pulegoso” si intende quello composto da una materiale semi – opaca caratterizzata da una miriade di bolle incluse delle, in dialetto muranese, “puleghe”. Queste inclusioni d’aria si formano sotto l’effetto del calore da sostanze, come il petrolio, che vengono aggiunte al composto vetroso durante la fusione. Questo vetro venne ideato dallo scultoreNapoleone Martinuzzie presentato alla XVI Biennale di Venezia (1928). Per capire davvero la materia di cui sono fatti tali vasi è utile vedere qualche oggetto dal vivo perché in fotografia non è facile replicare trama spugnosa della superficie.
Per poter approfondire il vetro di Murano vi consigliamo di frequentare le mostre organizzate dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia e di sfogliare i loro cataloghi. Potete controllare il catalogo degli eventi nel loro sito:
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