Copertina della partitura di  “La mer” di Claude Debussy, 1905.

Giappone mon amour: quando e come le stampe giapponesi si diffusero in Occidente?

Parole chiave: Hokusai, Monet, Giapponismo

 

Cosa pensereste se andando in latteria a comprare due etti di formaggio usciste fuori con la vostra bella caciotta incartata in una stampa dell’onda di Hokusai?

Oggi che tale opera è notissima pensereste sicuramente in qualche trovata pubblicitaria del droghiere e non vi stupireste più di tanto. Una volta, invece, tali immagini destavano molto stupore e curiosità, soprattutto se scoperte in modo fortunosocome carta da imballo.

Cosa ci facevano però le stampe giapponesi tra salumi e formaggi? Facciamo un passo indietro e raccontiamo questa storia dall’inizio.

L’Oriente, nel passato come oggi, esercitava un grande fascino a cui collezionisti ed artisti occidentali faticavano a resistere: questa aura di seduzione e mistero non fu tale solo grazie alla cultura antichissima propria di questo pezzo di mondo, ma anche grazie al fatto che ilGiapponedal 1638 chiuse le frontiere e le comunicazioni conl’Occidente, lasciando solo una piccola colonia olandese sull’isola diDeshima.

Come arrivarono quindi le stampe tanto amate da pittori comeVincent Van Gogh?

Si dice che in un primo momento le stampe, o meglio le stampe mal riuscite, arrivassero inEuropacome carta da imballodelle preziose porcellanedi cui esisteva già un fiorente mercato.

Pare che nel 1871Monet, durante un suo soggorno aZaandam, avesse scoperto una grande quantità di esse nel negozio del droghiere locale, che le usava per incartarci i prodotti: raggiante tornò a casa con il suo piccolo tesoro di delicati paesaggi nipponici fatti di fiumi, montagne e sinuose figure femminili.

IlGiapponismonon influenzò solo la pittura ma anche la letteratura e la musica:Claude Debussyutilizzò come copertina della prima edizione della sua composizione “La mer” la“Grande onda di Kamagawa”di Katsushika Hokusai, ancora oggi famosissima. Il compositore, inoltre, non si limitò alla sua riproduzione ma chiese esplicitamente di intervenire sull’immagineper astrarla maggiormente, eliminando la presenza umana e modificandone i colori.

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